Comunicazione del vino, l’inarrestabile evoluzione che passa per web e social

Nell’ultimo decennio le piattaforme social sono entrate a tutti gli effetti nei meccanismi della vita quotidiana e non solo. Un’irruzione lenta e feroce insieme. Continua. Senza sosta. Un’irruzione che ha cambiato le regole e le condizioni del modo di comunicare e di fare business, naturaliter.

Ad accusare, o meglio, ad adattarsi con maggior fatica allo scompiglio che i social hanno portato con se sono proprio le aziende, che hanno dovuto abbandonare un tipo di comunicazione tradizionale ed immergersi in un mondo dove per comunicare e quindi attirare clienti c’è bisogno di poche e semplici mosse, ma fatte per bene: essere costantemente presenti online, comunicare in maniera chiara e diretta soprattutto attraverso immagini e video, ascoltare le esigenze e i bisogni dei clienti.

Queste, le chiavi di accesso per ottenere un consistente seguito di brand advocate, ovvero “ clienti fidelizzati e soddisfatti che parlano spontaneamente ad altri delle proprie esperienze positive con prodotti e aziende, diventando in questo modo portavoci del brand, e mantenendo con quest’ultimo una relazione costante nel tempo”. I brand advocate, in altre parole, sono in grado di innalzare ai massimi livelli la reputazione di un’azienda vinicola, che è quella di nostro interesse, o di qualsiasi altra; nell’ambiente ultra competitivo del business odierno, dunque, non deluderli (i brand advocate, come qualsiasi altro cliente) sarà una delle mission fondamentali per un’azienda.

Ciò conduce ad una conseguenza importante: la proliferazione dei social aiuta i consumatori non solo ad avere più potere, ad essere coinvolti nelle interazioni con i brand, ma permette loro anche di avere nuovi strumenti per la ricerca, la valutazione, la scelta e l’acquisto di prodotti offerti dal mercato. Di qui, l’esigenza per un’azienda di sviluppare e mantenere relazioni emozionali e sociali con i clienti, affinché la “connessione” con essi sia solida, duratura e stabile.